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Nel primo numero di ‘Stadio Goal’ della nuova stagione eravamo stati chiari circa le nostre intenzioni. Giudicare il Torino sulla base dei risultati, del gioco espresso e della volontà di potenziare una società alquanto debole. Niente altro. Senza premeditazione o paraocchi di sorta. Di conseguenza avevamo augurato buon lavoro a Petrachi, al Presidente e a tutto il mondo granata. Ora, dopo due settimane, troviamo un Toro a zero punti, con un gioco ancora da decifrare, una campagna acquisti che, per usare un eufemismo, non ha certo entusiasmato il popolo torinista e una società tale e quale a prima. Il tutto condito dal minimo storico di abbonamenti sottoscritti, indice esatto della depressione che ha colpito la torcida granata. Cairo sostiene che il vistoso calo numerico sia colpa della tessera del tifoso. E a Bergamo allora? Non ci si venga a dire che la tifoseria atalantina, passionale e capace di violente contestazioni ma anche di portare oltre ventimila fedeli all’esordio, è stupida.., Non sarà forse che l’arrivo di un nuovo patron (in questo caso si tratta di Percassi, un ritorno) abbia liberato quelle anime imprigionate che non credevano più nella vecchia dirigenza? Fatta questa premessa quale tipo di editoriale dovremmo, a questo punto, scrivere? Che tutto va bene Madama la Marchesa? Che ci vuole tempo, fiducia, speranza e carità? Oppure che dovremmo nuovamente iniziare a criticare l’operato del duo al timone di via Arcivescovado, accomunando – anche se solo in parte – le colpe del ds (ma la rosa non doveva essere al completo ben prima dell’inizio del campionato?) a quelle del Numero Uno? Un giornale serio – non l’house magazine societario, anche se nel caso del Toro, come in mille altri rivoli societari, neanche esiste, e per un editore è veramente una barzelletta…– non dovrebbe cercare di criticare con costrutto nel tentativo di dare un contributo (anche piccolo) per migliorare la situazione? Domanda retorica, e quindi come giudicare le parole del Presidente Cairo, proferite non più tardi dell’ultimo giovedì alla Sisport? E’ veramente questo il Toro più forte della sua gestione? Oppure è l’autodifesa disperata di chi non sa più a che santo votarsi (avendo perso gran parte della popolarità acquisita) e può sperare solamente nell’assoluta povertà della concorrenza (Atalanta e Siena a parte) per risalire in A? Probabilmente la filosofia attuale dell’editore alessandrino-milanese è quella di giocare sulle disgrazie altrui e sullla mancanza – attuale - di imprenditori credibili disposti a rilevare il Toro. Ma ancora per quanto si potrà andare avanti in queste condizioni? Noi ce lo chiediamo. Ma se lo chiedono soprattutto tantissimi tifosi. Stanchi di sopportare una situazione al limite del ridicolo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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